Wine for Pizza – Il ritorno alle tradizioni nell’abbinamento tra vino e pizza

È ormai consuetudine inveterata l’abbinamento della pizza, uno dei piatti più rappresentativi della tradizione gastronomica napoletana – oramai elevatasi dallo status iniziale di nutrimento “popolare” – con la birra, sebbene poco recepito dagli altri paesi dell’area europea, che antepongono a tale pairing di sicuro il vino, reputandolo improprio ed obsoleto.

Le ragioni sono molteplici e variegate, anche se dirimenti probabilmente sono state quelle di natura per così dire storico-economica: negli anni cinquanta era necessaria ai commercianti una licenza speciale per la vendita di bevande con gradazione superiore agli otto gradi, e quindi questa condizione favorì la diffusione e il consumo nelle pizzerie (spesso prive di licenze) di birre, ovviamente con un titolo alcolometrico più basso, nonostante la fermentazione dei lieviti, che ne costituisce l’essenza, finisca per abbinarsi, a livello chimico-fisiologico, in maniera inadeguata con i processi di lievitazione che diversamente governano la preparazione della pizza.

l'enoteca di via Niutta - NapoliSulla scorta di tali argomentazioni si connota di particolare “rigore enologico” l’iniziativa proposta dai titolari della “Campania Felix distribuzione”, Giuseppe Lista e il figlio Raffaele, di lanciare sul mercato un prodotto con marchio proprio, il “Wine for Pizza”, prodotto in proprio e in vendita esclusiva presso il proprio esercizio commerciale, l’Enoteca di Via Niutta, nel quartiere Vomero-Arenella: il vino realizzato nasce dal connubio fra antichi vitigni autoctoni campani, e presenta numerose similitudini con il Gragnano, nonostante non si fregi della relativa denominazione di origine, sotto il profilo gustativo appare lievemente frizzante, spumoso, dall’acidità ben calibrata, trama di tannini perfettamente setosi, insomma l’aggettivo più adeguato per definirlo è quello (probabilmente pleonastico ma efficace) di “vinoso”.

 

La zona di produzione, del resto, rientra in quella prevista dal relativo disciplinare, cioè il comune di Gragnano su terreni complessi a tessitura calcarea, preminenza di Piedirosso ed Aglianico con vigne a circa 400 metri s.l.m., con una resa per ettaro alquanto bassa.

Il parallelismo prosegue nei metodi di produzione: così come con il Gragnano, il “wine for pizza” viene sottoposto ad un processo di vinificazione mediante pigiatura e diraspatura soffice, fermentazione e macerazione a freddo per cira una settimana con rimontaggi e follature frequenti, rifermentazione conclusiva in autoclave per la presa di spuma ed affinamento in bottiglia, per conferire quelle note aromatiche e gustative che lo facevano essere oggetto di desiderio e fascinazione – proprio per queste sue caratteristiche “rustiche” – da fior fiori di intellettuali gourmet, primo fra tutti l’indimenticato Mario Soldati.

Il battage pubblicitario ideato dai medesimi imprenditori e dai consulenti-creativi della famiglia Lista, operante nel settore della distribuzione da oltre venti anni, si connota di parecchi elementi innovativi, fra cui in primis quelli di merchandise (cappelli, tee shirt dedicati, oltre ad una vettura d’epoca customizzata in giro per il quartiere), senza tralasciare il peculiare formato della bottiglia: “wine for pizza” è, infatti, commercializzato in una bottiglia champagnotta da mezzo litro, ideale per una condivisione di due persone, un colore rosso rubino con riflessi porpora che al palato è vellicante, note aromatiche di ciliegia e mirtillo in bella evidenza e un retrogusto lievemente vanigliato che lo rende piacevolmente “ruffiano”.

Iniziati infine una serie di eventi di presentazione del prodotto in locali qualificati, fra cui quello già tenutosi presso la trattoria – pizzeria “scugnizzi” del Vomero (proposto in abbinamento a margherite, fritti della tradizione e panuozzi), si spera davvero che tali idee creative profuse possano fungere da viatico per una nuova riqualificazione del connubio vino-pizza, scevro da interferenze e luoghi comuni eno-gastronomici o, agli antipodi, parossistiche esagitazioni che ne snaturino la vocazione popolare di consumo.


Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità,
giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto.
Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier,
militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli,
vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.